#NessunoSaràEscluso

Covid-19 Misure di sostegno alle IMPRESE

Cassa Integrazione Ordinaria “Covid – 19 Nazionale”

Tutte le aziende dei settore edilizia e industria hanno la possibilità di accedere alla cassa integrazione ordinaria per nove settimane, con causale “Covid – 19 Nazionale”.

I destinatari della misura sono i lavoratori assunti alla data del 23 febbraio 2020. In ogni caso la domanda deve essere presentata entro la fine del quarto mese dal periodo di sospensione o riduzione dell’attività.

  • Non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;

  • Le settimane richieste con causale “Covid – 19 Nazionale” non rientrano nel conteggio dei limiti alla durata massima complessiva;

  • I periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di richieste future;

  • Non è necessario che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente solo che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020.

  • Le domande possono essere presentate entro la fine del quarto mese dal periodo di sospensione o riduzione dell’attività.

Le aziende che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, per un periodo non superiore a nove settimane. La concessione del trattamento ordinario sospende e sostituisce il trattamento di integrazione straordinario già in corso

Erogazione della prestazione

Oltre all’ordinaria modalità di erogazione delle prestazioni tramite conguaglio su Uniemens, sarà possibile autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Per ulteriori informazioni, consultare: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=53524

Circolare INPS n.47/2020

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Cassa integrazione salariale

Ordinaria o assegno ordinario

Richiedibile da datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-1.

Durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiamo interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di nove settimane.

Eventuale ulteriore periodo di massimo quattro settimane concesse dall’INPS per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020, fruibili anche per periodi precedenti al 1° settembre per datori di lavoro del settore turistico e affini che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino al massimo di quattordici settimane.

Il trattamento per periodi successivi alle prime nove settimane riconosciuti dalle Regioni è concesso dall’Inps a domanda del datore di lavoro.

Per i beneficiari dell’assegno ordinario spetta l’assegno familiare.

I lavoratori per cui si richiede devono risultare in forza al datore di lavoro richiedente al 25 marzo 2020.

La domanda di accesso:

a) deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello di inizio del periodo in cui ha avuto luogo la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa. 

b) Se non viene rispettato il termine di cui alla lett. a), l’integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

c) riferita a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 deve essere presentata entro il 31 maggio 2020. Per le domande presentate oltre il predetto termine, si applica quanto previsto alla lett. b).

I datori di lavoro richiedenti l’assegno ordinario devono dar corso all’informazione, alla consultazione e all’esame congiunto con i sindacati entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

Straordinaria

Le aziende che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso.

Eventuale ulteriore periodo di massimo quattro settimane concesse dall’INPS per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020.

Operai agricoli (CISOA)

Il trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli è concesso per un massimo di 90 giorni per periodi dal 23 febbraio 2020 al 31 ottobre 2020 e comunque con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020, dalla sede dell’INPS territorialmente competente.

La domanda di CISOA:

a) deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione dell’attività lavorativa.

b) riferita a periodi di sospensione dell’attività lavorativa compresi tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 deve essere presentata entro il 31 maggio 2020.

Per i lavoratori dipendenti di aziende del settore agricolo, ai quali non si applica il trattamento di cassa integrazione salariale operai agricoli, può essere presentata domanda di concessione del trattamento di concessione del trattamento salariale in deroga.

ATTENZIONE!!

Al fine di favorire la celere disponibilità di reddito da parte dei lavoratori in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali, i datori di lavoro che non anticipano i relativi trattamenti, possono fare richiesta di pagamento diretto della prestazione all’INPS.

Cassa integrazione in deroga

A seguito dell’accordo della sottoscrizione dell’Accordo Quadro per la concessione della cassa integrazione in deroga, è aperta la possibilità di presentare domanda.

“L’art. 41 del DL n. 23/2020 estende la platea dei beneficiari della cassa integrazione in deroga: potranno richiederla, infatti, anche i datori di lavoro che abbiano assunto dipendenti dal 24 febbraio al 17 marzo 2020”

E’ uno strumento che consente ai lavoratori dipendenti, i cui datori di lavoro hanno ridotto o sospeso l’attività a causa dell’emergenza COVID – 19 e non possono accedere ad altri strumenti a sostegno del reddito in costanza di rapporto di lavoro, di ricevere un’indennità pari all’80% della loro retribuzione.

La cassa integrazione in deroga potrà essere richiesta da tutti i datori di lavoro che non possono fruire degli ordinari strumenti di sostegno al reddito dei propri dipendenti (CIGO, Fondi di Solidarietà, FIS ecc.). Si potrà richiedere la CIGD per una durata totale di 9 settimane, il cui importo è erogato direttamente dall’INPS al lavoratore. Sono esclusi solo i datori di lavoro domestico.
Coloro che richiederanno la prestazione devono avere unità operative site sul territorio valdostano e i lavoratori dipendenti devono essere già assunti alla data del 17 marzo 2020.

Alcune categorie di lavoratori sono soggetti a una disciplina particolare:

  • Per i lavoratori con contratto a tempo determinato, la cassa integrazione in deroga è corrisposta fino alla fine del contratto in essere;
  • Per i lavoratori intermittenti, la cassa integrazione in deroga è corrisposta per le giornate risultanti dalla media delle giornate lavorate nei tre mesi precedenti;
  • Per i lavoratori agricoli subordinati, la cassa integrazione in deroga è corrisposta per le giornate presunte indicate dal modello UNILAV.

Le domande possono essere presentate, dal datore di lavoro o dal consulente del lavoro delegato, a partire dalle ore 12.00 del 6 aprile 2020.

La domanda, dopo essere stata compilata in ogni sua parte, deve essere trasformata in PDF, firmata digitalmente dal legale rappresentante ed inviata, con gli allegati, al Dipartimento politiche del lavoro e della formazione con oggetto “Domanda CIGD per COVID19 – numero p.iva- Ragione sociale”, esclusivamente al seguente indirizzo PEC: politiche_lavoro@pec.regione.vda.it.

Se il datore di lavoro è sprovvisto di firma digitale potrà stampare la domanda, apporre la firma autografa, digitalizzare il documento in formato PDF ed inviarlo, sempre tramite PEC, allegando la scansione di un documento di identità in corso di validità.

Alla domanda vanno allegati i seguenti documenti:

●  Documento d’identità fronte/retro del legale rappresentante in corso di validità;
●  Informativa sindacale per aziende con più di 5 dipendenti;
●  Tabella excel riportante i dati del datore di lavoro, dei beneficiari e del modello SR100

La data e l’ora di ricezione delle domande inviate via PEC valgono come criterio per istruire in ordine cronologico le stesse
Le domande presentate con modalità diverse da quelle stabilite nel presente documento non verranno prese in considerazione.

Le domande saranno istruite secondo l’ordine cronologico di presentazione e si procederà all’autorizzazione o al diniego della concessione dei trattamenti di CIG in deroga richiesti in coerenza con la normativa di riferimento.

Il Dipartimento Politiche del lavoro e della formazione potrà effettuare controlli a campione, su una percentuale massima del 5% delle domande presentate.

L’istruttoria delle domande sarà completata entro 30 giorni lavorativi dalla data di ricezione.

Qualora la domanda risulti incompleta, si provvederà a richiedere le dovute integrazioni via PEC. In tal caso, i termini di conclusione dell’istruttoria si intendono sospesi. Le integrazioni dovranno pervenire entro i 10 giorni successivi, sempre via PEC. I termini riprenderanno a decorrere dalla presentazione della documentazione richiesta. In caso di mancato riscontro, la domanda si intenderà definitivamente respinta.

Tutte le comunicazioni relative al procedimento verranno inviate all’impresa richiedente tramite PEC.

La concessione della cassa integrazione in deroga è autorizzata con provvedimento del Coordinatore del Dipartimento Politiche del Lavoro e della Formazione che, entro 48 ore dall’adozione, lo trasmette all’INPS, in modalità telematica, allegando l’elenco dei beneficiari.

Il provvedimento di autorizzazione viene altresì comunicato al singolo datore di lavoro richiedente tramite PEC.

A seguito della comunicazione del provvedimento regionale, i datori di lavoro devono inviare all’INPS tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale (modello SR 41), entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o alla data del provvedimento di autorizzazione al pagamento da parte di INPS, se successivo. Trascorso inutilmente tale termine il pagamento della prestazione e degli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempienti.

Scarica il file editabile Word Domanda CIG in deroga

 

 

Scarica il file excel Allegato Domanda CIG in deroga

Al fine di procedere all’esatta compilazione dell’istanza i datori di lavoro potranno avvalersi del supporto consulenza di un ufficio regionale a disposizione dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, inviando una richiesta all’indirizzo di posta elettronica cassainderoga@regione.vda.it

Sarà altresì possibile ricevere informazioni telefoniche a questi numeri:

 

  • 0165274554
  • 0165274537

 

oppure via Whatsapp

3356305792

Scarica il PDF dell’Accordo quadro per la concessione della cassa integrazione in deroga

Le Regioni e le Province autonome, con riferimento ai datori di lavoro del settore privato per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere, previo accordo con le organizzazioni sindacali trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della riduzione o sospensione del rapporto di lavoro e comunque per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro ai quali sia stato interamente già autorizzato un periodo di nove settimane.

Eventuale ulteriore periodo di massimo di quattro settimane concesse dall’INPS per periodi decorrenti dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020, fruibili anche per periodi precedenti al 1° settembre per datori di lavoro del settore turistico e affini che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino al massimo di quattordici settimane.

Il trattamento per periodi successivi alle prime nove settimane riconosciuti dalle Regioni è concesso dall’Inps a domanda del datore di lavoro.

L’accordo con le organizzazioni sindacali non è richiesto per i datori di lavoro  che  occupano  fino  a cinque dipendenti. 

Sospensione versamenti imprese maggiormente colpite

  • Sospensione per le seguenti imprese (vedi) dei pagamenti dei versamenti e contributi assistenziali e previdenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria fino al 30 aprile . Questi versamenti sono da effettuare in unica soluzione entro il 31 MAGGIO mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.
  • Sospensione per imprese e coloro che esercitano attività di impresa, arte o professione (con ricavi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente) che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa in Italia dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi che scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020. Gli adempimenti sospesi sono effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni. I versamenti sono invece effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.
  • Sospensione ritenuta d’acconto per imprese con ricavi inferiori a 400.000 euro che, nel mese precedente, non hanno sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. I ricavi e i compensi percepiti nel periodo compreso tra il 18 marzo e il 31 marzo 2020 non sono assoggettati alle ritenute d’acconto. Le imprese provvedono a versare l’ammontare delle ritenute d’acconto non escluse dal presente sgravio in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020.
  • Sospensione entrate tributarie e non, affidate all’agenzia di riscossione: si prevede la sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione. I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione.
  • Sospensione dei termini di rimborso per il fondo 394/81 (Fondo per l’internazionalizzazione) per le PMI che hanno avuto accesso ai fondi agevolati per l’internazionalizzazione. Fino al 31/12/2020, può essere disposta una sospensione fino a dodici mesi del pagamento della quota capitale e degli interessi delle rate in scadenza nel corso dell’anno 2020, con conseguente traslazione del piano di ammortamento per un periodo corrispondente.
  • Proroga versamento prelievo erariale unico per il settore giochi: le somme dovute possono essere versate con rate mensili di pari importo, con degenza degli interessi legali calcolati giorno per giorno. La prima rata è versata entro il 29 maggio e le successive entro l’ultimo giorno del mese. L’ultima rata è versata entro il 18 dicembre 2020.
  • Sospensione canone concessione settore giochi – BINGO. Non è dovuto il canone di cui all’articolo 1, comma 636, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e ss.mm. e, a decorrere dal mese di marzo e per tutto il periodo di sospensione dell’attività, la scadenza delle attuali concessioni viene prorogata di 6 mesi. Proroga delle gare su scommesse e Bingo sempre per 6 mesi.
  • Deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza epidemiologica. Per le erogazioni liberali in denaro e in natura, a sostegno delle misure di contrasto all’emergenza epidemiologica da COVID-19, effettuate nell’anno 2020 dai soggetti titolari di reddito d’impresa, queste sono deducibili dal reddito d’impresa ai fini delle relative imposte, per il tramite di fondazioni, di associazioni, di comitati e di enti. Ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive, queste erogazioni liberali sono deducibili nell’esercizio in cui sono effettuate. Normativa di riferimento: articolo 27 della legge 13 maggio 1999, n. 133.

Assegno ordinario

Si tratta di una prestazione di integrazione salariale erogata, nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, in favore dei lavoratori dipendenti di datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale.

Sono lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e con esclusione dei dirigenti e dei lavoratori a domicilio, impiegati presso datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti; i datori di lavoro che hanno in corso un assegno di solidarietà possono accedere al trattamento anche per gli stessi lavoratori già beneficiari dell’assegno di solidarietà, a copertura delle ore di lavoro residue che non possono essere prestate per sospensione totale dell’attività.

Sono lavoratori dipendenti, compresi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, esclusi i dirigenti, se non diversamente specificato dai regolamenti dei rispettivi fondi.

Al fine di garantire un più agevole accesso alla prestazione e favorirne la massima fruizione, è stata introdotta una disciplina semplificata, che si sintetizza di seguito:

  • Non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;

  • Non si tiene conto del tetto contributivo aziendale;

  • Non si tiene conto dei limiti alla durata massima complessiva;

  • I periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di successive richieste;

Non occorre che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020;

  • In deroga alla disciplina ordinaria, la domanda potrà essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

  • La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro esclusivamente on line sul sito INPS avvalendosi dei servizi per “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, opzione “Cig e Fondi di solidarietà”, selezionando la causale “Emergenza Covid-19 nazionale”.

  • Alla domanda non dovrà essere allegata la scheda causale, né ogni altra documentazione probatoria.

  • Nei casi in cui l’accesso alla prestazione di assegno ordinario sia subordinato al preventivo espletamento delle procedure sindacali con obbligo di accordo aziendale, ai fini dell’accoglimento dell’istanza, sarà ritenuto valido anche un accordo stipulato in data successiva alla domanda.

  • Le aziende potranno chiedere l’integrazione salariale per “Emergenza Covid-19 nazionale” anche se hanno già presentato una domanda o hanno in corso un’autorizzazione con altra causale. Il periodo concesso con causale “Emergenza Covid-19 nazionale”, infatti, prevarrà sulla precedente autorizzazione o sulla precedente domanda non ancora definita. Queste ultime saranno annullate d’ufficio per i periodi corrispondenti.

  • Per i fondi di solidarietà alternativi (artigianato e somministrazione), la domanda dovrà essere presentata direttamente al fondo di appartenenza e non all’INPS.

Per le aziende iscritte al Fondo di integrazione salariale l’accesso avviene nei limiti delle risorse pubbliche stanziate dal decreto, senza l’applicazione di alcun tetto aziendale.

Oltre all’ordinaria modalità di erogazione della prestazione tramite conguaglio su UNIEMENS, sarà possibile autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Sanificazione ambienti di lavoro

Chi ha sostenuto spese documentate per la sanificazione degli ambienti e strumenti di lavoro può richiedere un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute e documentate fino ad un massimo di € 20.000.

 Tale beneficio, così come precisato dall’art. 64 del succitato decreto, è rivolto a soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, quindi a tutti quei datori di lavoro che sono tenuti a garantire la salubrità dei locali e degli strumenti di lavoro e a cui, ora, il Governo richiede ulteriori misure di prevenzione.

Quali sono le modalità per richiedere il beneficio?

Ad oggi 23 marzo non sono ancora stabiliti i criteri e le modalità di applicazione.

L’art. 64, inoltre, non fornisce indicazioni circa i limiti applicativi dell’agevolazione; sarà necessario attendere il decreto attuativo per verificare se vi sono eventuali restrizioni, ad esempio, relative all’utilizzo di determinati prodotti o nella scelta dell’impresa esecutrice degli interventi di sanificazione.

Altre informazioni

I criteri e le modalità di applicazione verranno stabiliti con decreto dei Ministeri competenti, da adottare entro 30 giorni a far tempo dal 17 marzo 2020.

Credito d’imposta sugli affitti in classe C1

  • Se i locali in cui svolgi l’attività sono in affitto

  • Se l’immobile per cui corrispondi il canone rientra nella categoria catastale C1

  • Se il tipo di attività che eserciti è esclusa dall’elenco riportato negli allegati 1 e 2 del DPCM del 11/03/2020.

Allora hai diritto ad un credito d’imposta pari al 60% del canone mensile del mese di marzo 2020. È importante verificare che la propria attività non rientri in una delle categorie summenzionate, perché queste sono state escluse dal beneficio fiscale previsto solo per gli esercenti di attività commerciale che hanno dovuto chiudere per il proprio esercizio nel rispetto del DPCM del giorno 11/03/2020 emesso nell’ambito della emergenza sanitaria COVID19.

Per beneficiare del credito, è necessario indicare sull’F24 nella sezione Erario nella colonna “Importi a credito compensati”, il codice tributo 6914 “Credito d’imposta canoni di locazione botteghe e negozi – articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18”.

Per verificare che la tua attività possa beneficiare del credito d’imposta, consulta:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/11/20A01605/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/11/20A01605/sg

Misure di sostegno alle imprese

Sospensione del pagamento delle rate dei mutui

anche per fondi di rotazione, stipulati alla data di 25/3/2020 in scadenza dal 1° maggio 2020 e fino al 30 aprile 2021, in essere presso le Banche convenzionate o presso FINAOSTA SpA
il pagamento delle rate di mutuo riprenderà posticipato di un anno

Presentare apposita domanda a Finaosta S.p.A. o alle banche convenzionate entro:

  • il 15 aprile 2020 per le rate in scadenza nel mese di maggio – entro il 15 maggio 2020 per le rate con scadenza successiva.
  • invio domanda e documenti tramite posta elettronica certificata all’indirizzo finaosta.direzioneistruttorie@legalmail.it
  • comunicazione di richiesta di sospensione con indicazione del numero del mutuo e delle rate, con relativa scadenza, cui la richiesta si riferisce, indicando altresì se si intende sospendere il pagamento della sola quota capitale o anche della quota interessi;
  • dichiarazione di autocertificazione, espressamente resa ai sensi dell’art. 47 DPR 445/2000, attestante “di aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da COVID-19”;
  • copia del documento di identità in corso di validità del legale rappresentante dell’Impresa;

Scarica il modulo per la richesta di sospensione. Clicca sull’icona per il downlaod.

Accesso al credito

ISTITUZIONE DI UN FONDO RISCHI DI EURO 5.500.000 COSTITUITO PRESSO VALFIDI E CONFIDI VDA PER FAVORIRE L’ACCESSO AL CREDITO DELLE PMI E DEI LIBERI PROFESSIONISTI (LEGGE REGIONALE N. 4/2020)
CHI PUO’ ACCEDERE ALLA MISURA PMI e Liberi Professionisti
INTERVENTI FINANZIABILI: a) Investimenti produttivi e infrastrutturali, di importo minimo pari a 10.000 € e massimo pari a 1.500.000 € per singolo debitore. b) Fabbisogni di capitale circolante, scorte e liquidità c) Riequilibrio finanziario per la rinegoziazione dei prestiti esistenti, estinzione di linee di credito e adozione di piani di rientro dell’indebitamento, fatta eccezione per le imprese in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019. Per gli interventi b) e c) gli importi minimi sono di 5.000 €, mentre gli importi massimi sono di 250.000 €, e in ogni caso non superiori al 25% del fatturato.
DURATA Finanziamenti: durata massima di 120 mesi per investimenti produttivi e infrastrutturali e riequilibrio finanziario, ovvero aventi durata massima di 60 mesi per fabbisogni di capitale circolante, scorte e liquidità; con preammortamento fino a 12 mesi. Fidi breve termine: 18 mesi e un giorno + preammortamento fino a 9 mesi. I soggetti beneficiari accedono agli interventi sostenendo esclusivamente le commissioni di gestione e non quelle di rischio.
Funzionamento del FONDO RISCHI Il Fondo Rischi, costituito presso Valfidi e Confidi Vda, ha una durata di 48 mesi, ed è suddiviso in : • 2.992.000,00 € presso Valfidi • 2.508.000,00 € presso Confidi Valle d’Aosta. I confidi assegnatari delle risorse si impegnano a rilasciare delle nuove garanzie con rischio a valere sui Fondi pubblici per un ammontare pari ad almeno 3 volte l’importo delle risorse ricevute che andranno ad integrarsi con la parte di rischio a carico del Confidi. Il rischio derivante dalla concessione di garanzie a valere sul Fondo Rischi sarà imputato nel modo seguente:
  • 60% dell’importo finanziato banca a valere sul fondo rischi della Regione nel limite dell’importo conferito;
  • 10% dell’importo finanziato banca a valere sul fondo rischi della Chambre nel limite dell’importo conferito;
  • 20% dell’importo finanziato banca a valere sugli altri fondi a disposizione dei Confidi.
Qualora non sia possibile accedere al Fondo Rischi della Chambre il rischio derivante dalla concessione di garanzie a valere sul Fondo Rischi sarà imputato nel modo seguente:
  • 65% dell’importo finanziato banca a valere sul fondo rischi della Regione nel limite dell’importo conferito;
  • 25% dell’importo finanziato banca a valere sugli altri fondi a disposizione dei Confidi.
In entrambe le situazioni la garanzia complessiva per ciascun operazione, considerando sia l’intervento a valere sul fondo rischi suddetto sia quello a valere sui fondi a disposizione dei Confidi, è pari al 90% dell’importo finanziato.  

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