#NessunoSaràEscluso

Covid-19 Misure di sostegno per Liberi Professionisti

Cassa Integrazione Ordinaria “Covid – 19 Nazionale”

Tutte le aziende dei settore edilizia e industria hanno la possibilità di accedere alla cassa integrazione ordinaria per nove settimane, con causale “Covid – 19 Nazionale”.

I destinatari della misura sono i lavoratori assunti alla data del 23 febbraio 2020. In ogni caso la domanda deve essere presentata entro la fine del quarto mese dal periodo di sospensione o riduzione dell’attività.

  • Non è dovuto il pagamento del contributo addizionale;

  • Le settimane richieste con causale “Covid – 19 Nazionale” non rientrano nel conteggio dei limiti alla durata massima complessiva;

  • I periodi autorizzati sono neutralizzati in caso di richieste future;

  • Non è necessario che i lavoratori siano in possesso del requisito dell’anzianità di 90 giorni di effettivo lavoro, ma è sufficiente solo che siano alle dipendenze dell’azienda richiedente alla data del 23 febbraio 2020.

  • Le domande possono essere presentate entro la fine del quarto mese dal periodo di sospensione o riduzione dell’attività.

Le aziende che alla data di entrata in vigore del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale, per un periodo non superiore a nove settimane. La concessione del trattamento ordinario sospende e sostituisce il trattamento di integrazione straordinario già in corso

Erogazione della prestazione

Oltre all’ordinaria modalità di erogazione delle prestazioni tramite conguaglio su Uniemens, sarà possibile autorizzare il pagamento diretto al lavoratore, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Per ulteriori informazioni, consultare: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=53524

 

Cassa integrazione salariale

Ordinaria o assegno ordinario

Richiedibile da datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-1.

Durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiamo interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di nove settimane.

Eventuale ulteriore periodo di massimo quattro settimane concesse dall’INPS per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020, fruibili anche per periodi precedenti al 1° settembre per datori di lavoro del settore turistico e affini che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino al massimo di quattordici settimane.

Il trattamento per periodi successivi alle prime nove settimane riconosciuti dalle Regioni è concesso dall’Inps a domanda del datore di lavoro.

Per i beneficiari dell’assegno ordinario spetta l’assegno familiare.

I lavoratori per cui si richiede devono risultare in forza al datore di lavoro richiedente al 25 marzo 2020.

La domanda di accesso:

a) deve essere presentata entro la fine del mese successivo a quello di inizio del periodo in cui ha avuto luogo la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa. 

b) Se non viene rispettato il termine di cui alla lett. a), l’integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

c) riferita a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 deve essere presentata entro il 31 maggio 2020. Per le domande presentate oltre il predetto termine, si applica quanto previsto alla lett. b).

I datori di lavoro richiedenti l’assegno ordinario devono dar corso all’informazione, alla consultazione e all’esame congiunto con i sindacati entro i tre giorni successivi a quello della comunicazione preventiva.

Straordinaria

Le aziende che alla data del 23 febbraio 2020 hanno in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso.

Eventuale ulteriore periodo di massimo quattro settimane concesse dall’INPS per periodi decorrenti dal 1 settembre 2020 al 31 ottobre 2020.

In Deroga

Le Regioni e le Province autonome, con riferimento ai datori di lavoro del settore privato per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario, in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere, previo accordo con le organizzazioni sindacali trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della riduzione o sospensione del rapporto di lavoro e comunque per una durata massima di nove settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori cinque settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro ai quali sia stato interamente già autorizzato un periodo di nove settimane.

Eventuale ulteriore periodo di massimo di quattro settimane concesse dall’INPS per periodi decorrenti dal 1° settembre 2020 al 31 ottobre 2020, fruibili anche per periodi precedenti al 1° settembre per datori di lavoro del settore turistico e affini che abbiano interamente fruito il periodo precedentemente concesso fino al massimo di quattordici settimane.

Il trattamento per periodi successivi alle prime nove settimane riconosciuti dalle Regioni è concesso dall’Inps a domanda del datore di lavoro.

L’accordo con le organizzazioni sindacali non è richiesto per i datori di lavoro  che  occupano  fino  a cinque dipendenti. 

 

Indennità INPS 600€

Dal 1° aprile è possibile presentare le domande per richiedere l’indennità di 600 euro per il mese di marzo 2020, prevista dal DL n.18 del 17 marzo 2020. Le indennità che INPS ha previsto sono di diverse tipologie:

Possono accedere i liberi professionisti e i collaboratori coordinati e continuativi iscritti alla Gestione Separata dell’INPS.

Possono accedere i lavoratori autonomi iscritti alla gestione Artigiani, Commercianti, Coltivatori diretti, coloni e mezzadri.

Possono accedere i lavoratori stagionali e degli stabilimenti termali che abbiano cessato il rapporto di lavoro tra il 1.01.2020 e il 17.03.2020.

Possono accedere gli operai agricoli a tempo determinato, che possano far valere nell’anno 2019 almeno 50 giornate di effettivo lavoro agricolo dipendente.

Possono fare domanda i lavoratori dello spettacolo iscritti al Fondo pensioni dello spettacolo, che abbiano almeno 30 contributi giornalieri versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo e che abbiano prodotto nel 2019 un reddito non superiore a 50.000 euro.

Accesso al credito

ISTITUZIONE DI UN FONDO RISCHI DI EURO 5.500.000 COSTITUITO PRESSO VALFIDI E CONFIDI VDA PER FAVORIRE L’ACCESSO AL CREDITO DELLE PMI E DEI LIBERI PROFESSIONISTI (LEGGE REGIONALE N. 4/2020)
CHI PUO’ ACCEDERE ALLA MISURA PMI e Liberi Professionisti
INTERVENTI FINANZIABILI: a) Investimenti produttivi e infrastrutturali, di importo minimo pari a 10.000 € e massimo pari a 1.500.000 € per singolo debitore. b) Fabbisogni di capitale circolante, scorte e liquidità c) Riequilibrio finanziario per la rinegoziazione dei prestiti esistenti, estinzione di linee di credito e adozione di piani di rientro dell’indebitamento, fatta eccezione per le imprese in difficoltà alla data del 31 dicembre 2019. Per gli interventi b) e c) gli importi minimi sono di 5.000 €, mentre gli importi massimi sono di 250.000 €, e in ogni caso non superiori al 25% del fatturato.
DURATA Finanziamenti: durata massima di 120 mesi per investimenti produttivi e infrastrutturali e riequilibrio finanziario, ovvero aventi durata massima di 60 mesi per fabbisogni di capitale circolante, scorte e liquidità; con preammortamento fino a 12 mesi. Fidi breve termine: 18 mesi e un giorno + preammortamento fino a 9 mesi. I soggetti beneficiari accedono agli interventi sostenendo esclusivamente le commissioni di gestione e non quelle di rischio.
Funzionamento del FONDO RISCHI Il Fondo Rischi, costituito presso Valfidi e Confidi Vda, ha una durata di 48 mesi, ed è suddiviso in : • 2.992.000,00 € presso Valfidi • 2.508.000,00 € presso Confidi Valle d’Aosta. I confidi assegnatari delle risorse si impegnano a rilasciare delle nuove garanzie con rischio a valere sui Fondi pubblici per un ammontare pari ad almeno 3 volte l’importo delle risorse ricevute che andranno ad integrarsi con la parte di rischio a carico del Confidi. Il rischio derivante dalla concessione di garanzie a valere sul Fondo Rischi sarà imputato nel modo seguente:
  • 60% dell’importo finanziato banca a valere sul fondo rischi della Regione nel limite dell’importo conferito;
  • 10% dell’importo finanziato banca a valere sul fondo rischi della Chambre nel limite dell’importo conferito;
  • 20% dell’importo finanziato banca a valere sugli altri fondi a disposizione dei Confidi.
Qualora non sia possibile accedere al Fondo Rischi della Chambre il rischio derivante dalla concessione di garanzie a valere sul Fondo Rischi sarà imputato nel modo seguente:
  • 65% dell’importo finanziato banca a valere sul fondo rischi della Regione nel limite dell’importo conferito;
  • 25% dell’importo finanziato banca a valere sugli altri fondi a disposizione dei Confidi.
In entrambe le situazioni la garanzia complessiva per ciascun operazione, considerando sia l’intervento a valere sul fondo rischi suddetto sia quello a valere sui fondi a disposizione dei Confidi, è pari al 90% dell’importo finanziato.  

Reddito di ultima istanza

E’ prevista un’indennità di 600 euro relativa al mese di marzo anche per i liberi professionisti iscritti alle Casse di previdenza. L’importo sarà erogato dal Fondo per il reddito di ultima istanza ai professionisti che chiudono l’attività o hanno redditi limitati oppure hanno subito una riduzione degli stessi, secondo quanto stabilito dal decreto interministeriale del 28 marzo 2020.

L’aiuto è accessibile ai professionisti che nell’anno di imposta 2018 hanno conseguito redditi fino a 50mila euro, includendo in tale importo eventuali entrate derivanti da affitti brevi (non superiori a 30 giorni) o con cedolare secca e che siano in regola con gli obblighi contributivi del 2019. L’indennità sarà erogata fino a esaurimento dei fondi e previa domanda alla Cassa di previdenza a cui il singolo professionista è iscritto suddividendo la platea in due gruppi. Chi ha avuto un reddito inferiore ai 35mila euro deve solo fare domanda, in quanto sebbene la motivazione dell’erogazione sia una limitazione dell’attività derivante dall’emergenza Covid-19, non deve dimostrare la riduzione del reddito

Se il reddito supera i 35mila euro ma non i 50mila, il diritto all’aiuto matura a fronte della chiusura della partita Iva tra il 23 febbraio e il 31 marzo di quest’anno, oppure per una riduzione o sospensione dell’attività con conseguente «comprovata» riduzione di almeno il 33% del reddito del primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019 (reddito secondo principio di cassa come differenza tra ricavi/compensi e spese).

La domanda per l’indennità deve essere presentata alla Cassa di previdenza tra il 1° e il 30 aprile a cui si è iscritti e per la situazione reddituale vale un’autocertificazione. Le Casse verificheranno il possesso dei requisiti ed erogheranno l’importo in base all’ordine cronologico di presentazione e accoglimento.

Credito d’imposta sugli affitti in classe C1

  • Se i locali in cui svolgi l’attività sono in affitto

  • Se l’immobile per cui corrispondi il canone rientra nella categoria catastale C1

  • Se il tipo di attività che eserciti è esclusa dall’elenco riportato negli allegati 1 e 2 del DPCM del 11/03/2020.

Allora hai diritto ad un credito d’imposta pari al 60% del canone mensile del mese di marzo 2020. È importante verificare che la propria attività non rientri in una delle categorie summenzionate, perché queste sono state escluse dal beneficio fiscale previsto solo per gli esercenti di attività commerciale che hanno dovuto chiudere per il proprio esercizio nel rispetto del DPCM del giorno 11/03/2020 emesso nell’ambito della emergenza sanitaria COVID19.

Per beneficiare del credito, è necessario indicare sull’F24 nella sezione Erario nella colonna “Importi a credito compensati”, il codice tributo 6914 “Credito d’imposta canoni di locazione botteghe e negozi – articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18”.

Per verificare che la tua attività possa beneficiare del credito d’imposta, consulta:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/11/20A01605/sg

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/11/20A01605/sg

Sanificazione ambienti di lavoro

Chi ha sostenuto spese documentate per la sanificazione degli ambienti e strumenti di lavoro può richiedere un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute e documentate fino ad un massimo di € 20.000.

 Tale beneficio, così come precisato dall’art. 64 del succitato decreto, è rivolto a soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, quindi a tutti quei datori di lavoro che sono tenuti a garantire la salubrità dei locali e degli strumenti di lavoro e a cui, ora, il Governo richiede ulteriori misure di prevenzione.

Quali sono le modalità per richiedere il beneficio?

Ad oggi 23 marzo non sono ancora stabiliti i criteri e le modalità di applicazione.

L’art. 64, inoltre, non fornisce indicazioni circa i limiti applicativi dell’agevolazione; sarà necessario attendere il decreto attuativo per verificare se vi sono eventuali restrizioni, ad esempio, relative all’utilizzo di determinati prodotti o nella scelta dell’impresa esecutrice degli interventi di sanificazione.

Altre informazioni

I criteri e le modalità di applicazione verranno stabiliti con decreto dei Ministeri competenti, da adottare entro 30 giorni a far tempo dal 17 marzo 2020.

Mutuo prima casa

Dal 30 marzo, è possibile richiedere la sospensione delle rate del mutuo per la prima casa. Possono richiedere la sospensione sia lavoratori dipendenti, sia gli autonomi o liberi professionisti, che stanno attraversando un momento di difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus. La proroga per il pagamento delle rate potrà essere richiesta per massimo 18 mesi, per mutui con capitale residuo inferiore a 250.000 euro. Per poter richiedere la sospensione:

  • I lavoratori dipendenti dovranno dimostrare di aver avuto una riduzione o sospensione dell’orario di lavoro per almeno di 30 giorni;
  • I lavoratori autonomi o i liberi professionisti dovranno dimostrare di aver subito un calo del fatturato superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019;
  • Il contratto di finanziamento deve essere stipulato da più di un anno, rispetto alla data in cui si richiede la sospensione;

L’ISEE, invece, non viene richiesto.
Per fare richiesta, bisognerà compilare il modulo ufficiale dal sito CONSAP e presentarlo alla banca erogatrice del finanziamento.
A carico del cliente resterà la quota capitale e metà della quota interessi, per le rate rinviate. Infatti, il Fondo paga il 50% della quota interessi per ogni rata sospesa.

È possibile scaricare il modulo all’indirizzo: http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/interventi_finanziari/interventi_finanziari/ModuloSospensioneMutui2020.pdf

Indice

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